Si è svolta l’11 luglio 2025, ad Hora Felix, in via Reggio Emilia 89 a Roma, una serata di approfondimento dedicata alla mostra di Alessandro Guzzi, inaugurata il 9 Giugno scorso.




Grande affluenza di pubblico, molti gli interventi preceduti da brevi considerazioni di Marina Panetta, Mariella A. M. Fulvio, ed Alessandro Guzzi
LE CONSIDERAZIONI DELL’ AUTORE
Ultimamente un amico mi ha detto che da un po’ di tempo i miei quadri sono diventati sempre più tonali. La pittura tonale predilige la creazione di uno spazio di atmosfera, in cui il colore varia in sé stesso, senza contrasti, e definisce le forme e la profondità, senza risolvere nel chiaroscuro o nel disegno.
Il simbolismo, altra grande dimensione dell’arte, tende a non rappresentare la realtà visibile, quanto piuttosto un’immagine interiore, soggettiva ed inconscia, che rimanda cioè a significati misteriosi. Credo che mi troverei molto a mio agio se venissi definito un artista simbolista e tonale: l’impianto tonale dell’immagine sarebbe al servizio del simbolismo o viceversa.
La genesi dell’opera è per me, credo, di tipo tradizionale: dal mistero sorge una qualche luminescenza che si fa sempre più chiara. Mentre l’opera procede, viene rivelato il suo significato di cui io stesso prendo atto. Si tratta dell’esatto opposto dell’esecuzione dell’opera sulla base di un progetto. Essendo per me il progetto in gran parte ignoto, esso mi viene rivelato dal processo di realizzazione: si agisce come ad occhi bendati…
Das Unbekannte in der Kunst, (L’ignoto nell’arte, 1947) è un libro di Willi Baumeister, il pittore astratto tedesco che fu incluso insieme ad altri circa 100 artisti, alla mostra dell’arte degenerata (Entartete Kunst), allestita da Adolf Ziegler e dal partito nazista a Monaco di Baviera il 19 Luglio 1937.
Eppure se critici d’arte nazisti trovarono degenerata l’arte di geni quali Ernst Ludwig Kirchner, Emil Nolde, Max Beckmann, Otto Dix, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff, Max Pechstein, Paul Klee, Wassily Kandinsky, Lyonel Feininger, Kurt Schwitters, Oskar Schlemmer, Pablo Picasso, Marc Chagall, Piet Mondrian, Max Ernst ecc, alcuni critici di oggi troverebbero per opposti motivi, tradizionalista, antiprogressista e dunque retrograda e degenerata la mia
pittura!
Il libro di Baumeister, “Das Unbekannte in der Kunst” espone la teoria per la quale l’essenza dell’arte si esprime nella sua capacità di evocare il mistero e l’inesplicabile. Baumeister ritiene che gli aspetti più profondi dell’arte siano quelli che non possono essere pienamente afferrati o definiti, dal momento che alludono ad una dimensione più profonda, più spirituale e trascendentale. Per Baumeister, in effetti come per i pittori astratti in generale, l’arte andrebbe oltre la pura rappresentazione e l’abilità tecnica. Klee scrisse: “l’oggetto è il mondo ma non quello visibile”.
Per i grandi pittori astratti come Baumeister, l’arte doveva provocare meraviglia ed un sentimento di mistero. L’arte cioè doveva attraversare i limiti dell’inconscio per evocare emozioni e sensazioni, che è difficile definire in parole.
1) L’artista esplora i confini della comprensione umana attraverso astrazione e simbolismo.
2) Il mistero tende a creare un’esperienza emotiva nell’osservatore, piuttosto che rappresentare semplicemente un qualche soggetto o narrazione.
3) Il concetto può anche essere collegato ad un regno spirituale o
trascendentale, divenendo così un ponte tra dimensione materiale ed
immateriale.
4) L’idea di “ignoto, o mistero” in Baumeister è strettamente connessa al concetto di “Geheimnis der Schöpfungstat”, ovvero di mistero dell’atto della creazione, cioè alla capacità dell’artista di attingere alla sorgente della creatività, che si trova oltre il dominio della mente logica.
Per chi abbia una qualche esperienza dell’arte, non sarà difficile capire che la metodologia definita da Baumeister è stata applicata consciamente o meno da tutta la grande arte: gli astrattisti cioè credettero di scoprire l’America ma erano semplicemente arrivati sul litorale di Ostia. Insomma i punti fermi dell’estetica astratta, sono comuni a tutta la grande pittura. Ad esempio, i quadri di Rossetti, di Everett Millais, o di Waterhouse, sebbene rappresentino elementi riconoscibili quali alberi, donne, fiumi, monti, fiori ecc, derivano la loro presenza nell’opera grazie al fatto che l’artista ha varcato i limiti di una dimensione non attingibile direttamente dai nostri sensi: il monte, il fiore o quel volto non rappresentano la realtà, ma sono di essa l’indicibile quintessenza segreta.
Dunque anche i quadri dei grandi pittori del passato sorgono da una dimensione misteriosa, che può essere raggiunta dall’artista solo in un particolare stato di coscienza.
I pittori astratti hanno però fatto proprie alcune finalità del Nuovo Ordine Mondiale. La sparizione di un soggetto riconoscibile nell’arte, alla quale si arrivò attraverso una spaventosa deformazione delle figure (Espressionismo), è parte integrante della disumanizzazione cara alla dirigenza di questo esplicito stadio anticristico della società. Viene deformato e reso un mostro quell’uomo disegnato da Dio a sua immagine:
“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen 1,27)
Prima dunque l’uomo venne deturpato fino a farlo diventare un mostro, poi lo si fece sparire del tutto. Infine verrà a mancare anche il “quadro” come spazio privilegiato e definito della visione, e l’arte fu sostituita da oggetti causali gettati alla rinfusa (immondizia) nello spazio rarefatto e pseudo-mistico di un museo. Non è tutto questo un premeditato imbrattamento dell’uomo, di quell’uomo che si volle derivasse dalla scimmia? E soprattutto non è tutto questo una bestemmia contro Dio?
Alessandro Guzzi – 2025






